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Qual è l'attuale rapporto tra marmo e modernità? In altre parole, riesce il marmo a rappresentare i valori simbolici del nostro tempo e intercettare, così, il favore dell'opinione corrente, oppure rimane tenacemente connotato dal e per il suo passato, parte del quale non si concilia più con il presente? La domanda non è superflua in generale e non lo è, in particolare, per chi realizza un periodico come F Stone Magazine, che ambisce a essere diverso da quanto già esiste, se non addirittura nuovo. La risposta diventa ancora più complessa se si fa mente locale sulle nuove valenze che il marmo ha assunto nel suo adeguarsi ai tempi che corrono. Nel gioco delle contrapposizioni, infatti, è facile rilevare che il marmo è stato pesante ed è diventato leggero, materia tipica dell'arte classica, interprete oggi della creatività d'avanguardia, nel passato simbolo di status esclusivi, griffe di massa ai giorni nostri. Quanto allora è conveniente mostrarsi oggi come l'esatto contrario di quello che si è stato ieri, mettendo a repentaglio la propria consolidata identità? O forse è meglio continuare a indossare i propri panni tradizionali per farsi apprezzare? Alberto Abruzzese osservava, in un suo acuto intervento alla Fiera di Carrara di alcuni anni fa, che i termini utilizzati a proposito dell'origine del marmo poco hanno a che spartire con il lessico meccanico e industriale e molto, invece, con quello più moderno delle scienza (magma, sedimenti, pressioni, metamorfosi). Metteva in evidenza, però, il permanere di altri valori correlati al marmo, tutti consacrati dalla storia (il Sacro, il Bello, il Naturale, l'Autentico), interrogandosi a sua volta se potevano continuare ancora a giovare all'idea che l'immaginario collettivo moderno coltiva a proposito di questa materia. Ma le piramidi, il Partenone, i Fori imperiali o le opere di Michelangelo, Canova e Bernini, tutti emblemi del passato per l'uomo d'oggi, non hanno affermato il valore della modernità agli occhi dei contemporanei di quelle epoche?
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